mercoledì, 27 settembre 2006

In ambito internazionale è importantissimo conoscere e parlare correttamente la lingua inglese.
E' per questo che il presidente Sensi, insieme a tutta la società giallorossa, ha reputato necessario che il capitano della squadra, Francesco Totti, imparasse l'inglese. Non riuscendo a costringere "er pupone" a frequentare un corso è stato commissionato un dizionario Inglese-Pupone di cui fornisco alcuni stralci:

WHEN IT WANTS, IT WANTS = quanno ce vo' ce vo'

BUT MAKE ME THE PLEASURE = ma famme 'r piacere

DON'T EXTEND YOURSELF = nun t'allargà

BUT, FROM WHEN IN HERE? = ma da quanno 'n qua 

THE SOUL OF YOUR BEST DEAD RELATIVES =  l'anima de li mejo mortacci tua

THEESE DICKS = 'sti cazzi

WHICH GOD TAXI DRIVER! =  che Dio t'assista

BUT WHAT ARE YOU STAY TO MAKE? = ma che te stai a fa'?

BUT WHO MAKES ME MAKES IT = ma chi me lo fa fa'

RIGHT TO BE LIGHT = giusto pe' èsse chiari

BUT OF WHAT = ma de che

HOW DOES IT THROW? = come te butta?

I AM TIRED DEAD = so' stanco morto

WHO WIRES YOU! = chi te se fila!

WHO HAS BEEN SEEN, HAS BEEN SEEN = chi s'è visto s'è visto

TODAY IT'S NOT AIR = oggi nun è aria

BY FEAR! = da paura!

GIVE IT TODAY AND GIVE IT TOMORROW = daje oggi e daje domani

PLEASE RE-TAKE YOURSELF = aripìjate!

STAND IN THE BELL, LITTLE BROWN (DARK) =  sta 'n campana, moré

STAY BEEF = stai manzo

I DON'T CARE OF LESS = nun me ne pò fregà de meno

 WE ARE AT HORSE = semo a cavallo

THERE ISN'T TRIPE FOR CATS = nun c'è trippa pe' gatti

 I'M SU HUNGRY THAT I DON'T SEE = c'ho 'na fame che nun ce vedo

 ROMAN JUMP IN MOUTH = saltimbocca alla romana

 GO TO DIE KILLED = vammorìammazzato

YOU ARE BASTARD INSIDE = sei bastardo dentro

IT DOESN'T MAKE A FOLD = nun fa 'na piega

I OPEN YOU IN TWO LIKE A MUSSELL = t'apro 'n due come 'na cozza

YOU ARE OUT LIKE A BALCONY = stai fòri come 'n barcone


postato da: keketi alle ore 15:18 | Permalink | commenti (4)
categoria:
venerdì, 22 settembre 2006
Finalmente, dopo lunghi mesi in cui navighi in mezzo a termini tecnici, dizionari, vocaboli vari, discussioni sterili su argomenti puramente linguistici, senza contare i problemi relazionali e quelli fiscali, quando ormai stai perdendo quasi ogni speranza e ti stai rassegnando all’inevitabile sensazione di tristezza traduttoria, ecco che ti capitano fatti per cui sei ben contenta di avere scelto il mestiere che fai. E riscopri il piacere dell’avere la possibilità di comunicare in lingue diverse dalla tua. Comunicazione sì, qui sta la chiave di tutto. Perché non voglio dimenticarmi il motivo primordiale per cui ho scelto di imparare le lingue straniere: per comunicare con persone di altre culture e di altri paesi. E vivere sempre l’avventura.

Un ristorante in centro, un po’ retrò. Una cena serale e un incontro casuale con una coppia. Non posso fare a meno di notare che fanno fatica a parlare italiano. Ma di che nazionalità sono? Parlano spagnolo fra di loro ma con il cameriere decidono di comunicare in inglese. Comunque il passo è breve, a fine cena incominciamo a chiacchierare. Sono cubani, abitano a New York e sono nella mia città come prima tappa del loro viaggio di nozze in Italia. Fantastico, temperamento latino unito al fascino della grande mela. Cosa si poteva sperare di più interessante? Si parla di tutto, dalla storia, alla politica italiana a quella cubana, a com’è la vita a New York. E’ bello perché quando parli con gli stranieri tu diventi tutto del tuo paese: il presidente, il primo ministro, il ministro degli affari esteri e dai resoconti, fai previsioni, diventi un vero opinion leader sugli avvenimenti di questa parte del globo. E loro ti fanno domande e assorbono come spugne tutto quello che dici. Anche tu impari cose sull’estero che non trovi sui giornali. Ad esempio, ho saputo che la situazione, già precaria a Cuba, peggiorerà ulteriormente se muore Fidel Castro (già con un piede nella fossa ormai e tenuto su con gli stuzzicadenti dai suoi giannizzeri) quando gli succederà suo fratello. Figura molto meno carismatica e a quanto pare con livelli di follia alquanto elevati, visto che è conosciuto per avere creato dei campi di concentramento per omosessuali dove questi vengono tenuti in condizioni di fame e sporcizia e obbligati a lavorare nelle piantagioni. Oltretutto, pare sia omessessuale pure lui. Pare anche che il cambio di guardia comporterà anche serie conseguenze per tutti i paesi dell’America Latina. Non so in che senso. Comunque mi hanno seguita in giro per il centro storico della mia città con entusiasmo, ho fatto visitare loro le piazze e le strade del centro, improvvisandomi guida turistica notturna. Ammiravano edifici e monumenti con lo sguardo estasiato e ingenuo dei turisti di oltreoceano, ascoltando con attenzione tutto il mio discorrere di guerre e di romani. Non sono mancate le foto ricordo e alle tre di notte ci siamo salutati. Stanchi ma felici di quella serata, surreale ma bella. E loro torneranno a casa, nella grande mela e racconteranno ad amici e conoscenti dell’incontro casuale italiano, riporteranno loro un’immagine dell’Italia alla quale io ho contribuito e magari scriveranno un blog dal titolo: INCONTRI ITALIANI.

postato da: keketi alle ore 17:51 | Permalink | commenti (6)
categoria:
giovedì, 21 settembre 2006
Ultime notizie dal fronte linguistico. Ho appena letto uno strafalcionissimo su un avviso per gli scolari affisso sulla vetrina di un Registri e Buffetti che dice: "PORTATECI TUTTE LE CARTUCCE ESAUSTE".
E poi dicono che gli alunni non sono abbastanza preparati dalla scuola!
postato da: keketi alle ore 13:39 | Permalink | commenti (7)
categoria:
mercoledì, 20 settembre 2006
P.S.
Signore, insegnami ad essere umile
(Anche se, oh Signore, è davvero difficile esserlo quando si è perfetti sotto ogni aspetto.)

P.P.S.
Signore, ti prego di ricordarti di inviarmi la tua conferma,
entro e non oltre le prossime 2 ore.
postato da: keketi alle ore 15:12 | Permalink | commenti (2)
categoria:
mercoledì, 20 settembre 2006

Signore, aiutami a non preoccuparmi di insignificanti dettagli a partire da domani mattina alle 7:41:23 EST.

Dio, aiutami a prendere in considerazione i sentimenti dei miei clienti, anche se sono in maggioranza ipersensibili.

Dio aiutami ad assumermi la responsabilità delle mie azioni anche se in genere NON sono colpa mia.

Dio, aiutami a non cercare di fare tutto io.
Ma, se TU per caso hai bisogno di aiuto, chiedi pure!

Dio, aiutami ad essere più tranquillo,
ed aiutami a farlo PRECISAMENTE e bene.

Dio, aiutami a prendere le cose più seriamente,

specialmente il divertimento, le feste, e i balli.

Dio, dammi la pazienza,
e la voglio SUBITO!

Dio, aiutami a non essere perfezionista.
(ci sono errori di ortografia?)

Dio, aiutami a portare a termine tutto quello che

Dio, aiutami a fare solo ciò che riesco,
ed a confidare in TE per il resto.
(E ti dispiacerebbe metterlo per iscritto?)

Dio, fai in modo che io sia sempre aperto alle idee altrui,
per quanto SBAGLIATE possano essere.

Dio, aiutami ad essere meno indipendente.

Ma fammelo fare a modo mio.

Signore, aiutami oggi a seguire delle procedure standard.
Pensandoci bene, adesso mi fermo e mi riposo un attimo.

Signore, aiutami a rallentare il ritmo
eanonbuttareviaciòchefaccio.

Amen.

postato da: keketi alle ore 14:53 | Permalink | commenti (1)
categoria:
martedì, 19 settembre 2006
Ad un certo punto della carriera del traduttore, dopo aver passato una serie innumerevole di revisioni e critiche di vario genere, succede qualcosa nella sua vita per cui la sua mente fa crack: può essere una situazione personale o di lavoro, una difficoltà anche temporanea o una malattia fisica. Non si sa. Si sa solo che ad un certo momento il traduttore sviluppa una sindrome ossessiva-compulsiva rispetto allo stile delle proprie traduzioni. E al non commettere ciò che lui o lei considera un errore. Il segno caratteristico di questo tipo di traduzioni è che il traduttore si sente obbligato a cambiare i vocaboli o la struttura dell’originale, non tanto per migliorare in modo sostanziale la traduzione, ma per cercare assolutamente di non sembrare troppo aderente all’originale. La frase tipica del traduttore compulsivo è “quel termine non si traduce MAI così oppure, si traduce SEMPRE così”

Un’altra caratteristica di comportamento “compulsivo” è il cercare di rompere le frasi lunghe in due frasi per evitare di trovarsi intricato in un complicato labirinto di subordinate e di virgole. Non sia mai, e se sfugge un congiuntivo? Ed ecco che la trasformazione porta alla creazione di due frasi che  con l’originale hanno ben poco da spartire.

Lo stile del traduttore ossessivo-compulsivo è pretenzioso e ottuso, infarcito di  parole arcaiche, obsolete, quando invece il contesto richiede altre parole ben più semplici. Questo traduttore è scivolato in questo stile probabilmente perché nel passato qualcuno gli ha fatto qualche complimento per avere usato quei termini, il suo ego ne è uscito profondamente gratificato e da allora continua ad usarli dappertutto per ottenere altre lodi. Oppure altri traduttori fanno generalmente traduzioni in altre discipline, ad esempio nel settore medico o legale, e persistono nell’usare lo stesso stile anche quando non è appropriato.

Quando vi trovate davanti ad un numero infinito di “tale”, “cosiddetto”, “summenzionato”, "sottomenzionato", “inerente qualcosa” (che poi si dice “inerente a”, mettetevelo in testa: sta malissimo senza preposizione!!), “provvedere a fare”, ecc., allora, chiamate il pronto soccorso: vi state imbattendo in un classico caso di sindrome ossessiva compulsiva del traduttore.

postato da: keketi alle ore 15:49 | Permalink | commenti (2)
categoria:
venerdì, 15 settembre 2006
Oggi sono stremata … mi hanno chiesto di fare una revisione di una traduzione. E’ stata un’esperienza veramente sconcertante pur avendo a che fare con un cosiddetto traduttore “esperto” con tanto di specializzazione nel campo. Mentre rileggevo la traduzione mi chiedevo: “ma come diavolo ha fatto a tirare fuori questa traduzione dal testo originale?” Infatti, talvolta la traduzione era corretta ma molte volte assolutamente no. Dava piuttosto l’impressione di mettere del suo per impressionare il cliente con la propria conoscenza e assicurarsi un posto privilegiato fra i collaboratori. Ecco perché ho sentito la necessità di approfondire un argomento che riguarda l’approccio alla traduzione.

Prima di tutto, vorrei dire che la traduzione è una produzione soggettiva, quindi può dare luogo a un risultato riduttivo o esagerato e troppo espressivo rispetto all’originale. Ci vogliono due persone per creare un’opinione sulla qualità della traduzione: il revisore che controlla il lavoro del traduttore e il traduttore stesso che dice al revisore ciò che questi non conosce. Spesso i due si trovano in contrasto.

E’ una costante lotta tra il bene e il male, tra la luce e l’oscurità. Alcuni traduttori credono di non sbagliare mai e di essere i migliori nel trasmettere il messaggio al resto del mondo. I revisori, dal canto loro, pensano di avere lavorato sufficientemente a lungo per essere capaci di riconoscere una cattiva traduzione. Alla fine, il cliente che riceve la traduzione finale è il vero perdente in questa battaglia. La forza trainante del mondo di oggi della traduzione è che nel mercato globale tutti i traduttori lavorano per guadagnare denaro. Nulla di sbagliato in questo, il fatto è che là fuori ci sono troppi traduttori che si preoccupano unicamente di sbarcare il lunario. Per loro il tempo impiegato a cercare termini sconosciuti è tempo sprecato. E di conseguenza, la qualità che ne esce è scarsa e ai revisori è lasciato il piacere di controllare se la terminologia è corretta. Alla fine la traduzione dei documenti risulta essere riduttiva o esagerata.

La traduzione riduttiva si presenta in genere in due modi:

-         con l’uso di terminologia inadeguata

-         con uno stile che aderisce troppo al testo originale e alla struttura delle frasi e spesso ignora  le espressioni idiomatiche e culturali.

La traduzione riduttiva è spesso considerata “troppo letterale” o “artificiale”. E’ un tranello in cui cadono molti traduttori alle prime armi.

La traduzione esagerata o troppo espressiva è molto subdola perché si legge scorrevolmente e sembra molto autorevole, ma spesso è carente dal punto di vista della precisione. Per questo motivo è necessario che il revisore la esamini approfonditamente e la valuti di conseguenza.

Eppure spesso i revisori possono essere intimiditi dallo stile pomposo perché suona molto meglio di quanto avrebbero fatto loro. Inoltre questo tipo di traduzione errata passa spesso inosservata dal cliente medio perché non sa cosa deve cercare e spesso dipende da un revisore per riconoscere gli errori. Mi ricordo un episodio che mi raccontò un collega: in una città degli Stati Uniti c’era un gruppo di traduttori che si era impadronito di una buona fetta di mercato per la lingua spagnola, mettendo in serie difficoltà gli altri concorrenti. Questo gruppo lavorava con un programma di trascrizione molto veloce e produceva la bellezza di 15.000 – 25.000 parole al giorno. I documenti che mettevano sul mercato erano formattati in modo impeccabile a colori e rilegati, proprio come tutte le presentazioni aziendali. Per un po’ di tempo l’abbinamento delle due cose sembrava davvero imbattibile finché qualcuno non ebbe l’idea di offrirsi di rivedere i loro documenti gratuitamente. Questa persona scoprì che le traduzioni erano di basso livello e con errori sia di traduzione che di trascrizione e passò parola. In pochi mesi questo gruppo di traduttori aveva perso la metà della clientela e anche i concorrenti cominciarono a respirare.

Nel mercato di oggi estramente competitivo, qualsiasi sia lo scopo della traduzione, l’obiettivo deve essere la precisione della traduzione. Il traduttore deve rispettare questa esigenza. E anche se non deve essere necessariamente sempre fedele al testo originale e in alcuni casi non è possibile, egli deve trasmettere il messaggio del testo originale. E’ questo il filo del rasoio su cui il traduttore deve costantemente camminare.

postato da: keketi alle ore 18:30 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, 14 settembre 2006

Vorrei inaugurare con questo post una serie dedicata agli errori buffi nelle varie lingue e inizierò proprio con la nostra. Oltre agli strafalcioni più classici che ritrovate più sotto, contribuisco con quelli che ho sentito dire personalmente più volte.

Eccoli qua, buon divertimento!!

 

Oggi, ho il sistema nervoso = mi sento molto agitato, sono nervoso. Il sistema nervoso ce l’hanno tutti e non solo oggi!!!

Tra quei due c'è dell'artrite = attrito, rancore. L’artrite, nota patologia della terza età, colpisce uno alla volta e non sta fra due!

Qui non contano i torni = scambio semantico. Sarebbe: non tornano i conti.

Lapis in favola = idem, Lupus in fabula

la sogliola della porta = La soglia, l’entrata!!! La sogliola sul portone di casa puzza!!

non ci siamo capiti, c'è stato un qui quo qua = qui pro quo, prendere una cosa per un’altra. Errore causato dalla famosa battuta di Totò.

l'intestino rettile = intestino retto. Che i rettili abbiano anche loro un intestino è indiscusso.

ho il polistirolo alto = colesterolo. Il polistirolo è quel materiale di plastica soffiata che serve per imballare gli oggetti. Chissà se forse può essere alto??

Da lontano non vedo bene, sono lesbica = no comment.

Altre chicche:

_ Scendi il cane che lo piscio.

_ Che fisico....fai bidi bolding?

_ Posso affliggere questi manifesti?

_ Riposiamoci e diamoci una rifucilata.

_ Tomba ha vinto lo slavo gigante.

_ Al TG parlavano degli ambientalisti islamici.

_ Il patè d'animo.

_ Di fronte a ste cose rimango putrefatto.

_ Siamo agli antilopi.

_ Quando muoio mi faccio cromare.

_ Ho un dolore in mezzo allo sterco.

_ Purtroppo è nel mio carattere: sodomizzo tutto.

_ I raggi ultaviolenti.

_ Anche l'ottico vuole la sua parte.

_ Anche l'occhio va dalla sua parte.

_ Spezziamo un'arancia in favore.

_ Spezziamo un braccio in favore della pace.

_ Non piangere sul latte macchiato.

_ Uniamo l'utero al dilettevole.

_ Arrivano certe zampate di caldo.

_ Piume di stronzo.

_ Mi son dato la zuppa sul piede.

 

postato da: keketi alle ore 14:44 | Permalink | commenti (4)
categoria:
martedì, 12 settembre 2006
Questa è la prima torre distrutta di cui si abbia notizia nella storia. 
Che siano stati i traduttori?
Sull'ultimo libro di Paulo Coelho "Come scorre il fiume", Mondadori
2006, una raccolta di racconti e pensieri, c'è un capitolo
dedicato appunto al traduttore. Il capitolo si intitola "L'altro lato della
torre di Babele" eccovi le ultime righe:

"Quando l'uomo si mostrò arrogante, Dio distrusse la torre di Babele e
tutti iniziarono a parlare lingue diverse. Ma nella Sua infinita
benevolenza, creò anche un genere di persone che avrebbero ricostruito
quei ponti, permettendo il dialogo e la diffusione del pensiero umano.
Quell'uomo, o donna, di cui raramente ci diamo la pena di conoscere il
nome quando apriamo il libro di un autore straniero: il traduttore."
postato da: keketi alle ore 18:01 | Permalink | commenti (1)
categoria:
venerdì, 08 settembre 2006

Sto facendo la lavatrice, quando mi chiamano con un urlo dal salotto: “Vieni qua che in TV c’è l’Olga Fernando!”

Mi precipito. Ed eccola là: è lei, la regina delle interpreti, Olga Fernando. Nel corso di uno dei soliti rotocalchi che alcuni si ostinano ancora a chiamare telegiornali, mi passa sotto gli occhi un'immagine SCONVOLGENTE. Salone delle feste, la regina Elisabetta avanza con passo regale, seguita da Carlo Azeglio Ciampi. Pochi centimetri più indietro, inguainata in un abito da sera fasciatissimo, OLGA FERNANDO. E’ il mito di tutte le ultime generazioni di interpreti sfornate dalle università. Chi non ha voluto diventare brava quanto lei? A chi non è stato detto: “Ah, studi per fare l’interprete, come Olga Fernando!”. La sua fama è cominciata all’inizio degli anni novanta grazie alle sue traduzioni in diretta al Maurizio Costanzo Show. Quando arriva lei nei Talk Show, gli ospiti spariscono, anche il presentatore o la presentatrice fanno fatica a stare sullo schermo. Lei entra con fare brillante, sfoggia un sorriso a trentasei denti alla Berlusconi (Ma avrà fatto anche lei gli stessi corsi di Public Speaking?), è lei la vedette, tutti la guardano e ascoltano da lei il fluente verbo. Ai talk show di Costanzo e della moglie, la De Filippi, viene annunciata per nome come se chiamassero ad entrare un altro ospite di primo piano. Ed in effetti, l’ospite che deve essere tradotto passa subito in secondo piano, perché gli occhi del pubblico sono concentrati su di lei, che prende il microfono in mano con abile maestria (chissà chi gliel’ha insegnato, mica è facile!! Si sarà messa d’accordo con il tecnico di registrazione?) e quando l’invitato ha fatto tre frasi scarse, lei attacca e fa frasi auliche, piene d’afflato e di rara perfezione linguistica. Tutti si stupiscono che da un un tipo così normale (invitato) esca una tale erudizione. Ma non c’è da meravigliarsi: c’è lei, la maga della traduzione! “Hey, lei è così brava che traduce anche le canzoni e le poesie in simultanea!!! E all’orecchio dell’interessato!!” - Ti dicono. Robe da matti! Avrà studiato a memoria tutto lo scibile umano in letteratura e musica? Un annoso quesito sull’Olga, è: qual è la sua lingua madre? Già perché, che dire del suo inglese? E’ perfetto. E pure mutante: passa dall’americano “strong” all’inglese britannico oxfordiano. Come avrà fatto? Avrà studiato alle medie ad Oxford e alle superiori a Yale? E la laurea in traduzione dove l’avrà presa? Mah! Perché, perché, eh sì, cari miei, anche il suo italiano è di rara perfezione. In più, quando traduce rende le pause e i sospiri. Qualcuno vocifera che fosse bilingue dalla nascita … bhé certo con questo vantaggio…Comunque in uno show di Costanzo l’ho sentita perfino tradurre brevemente in francese, togliendo d’impaccio il povero Maurizio con un ospite che aveva detto di capire l’italiano e invece capiva meglio il francese. Caspita! Ecco perché Maurizio la idolatra e quando parla lei, lui la segue adorante con lo sguardo. E la De Filippi ormai le dà del tu in trasmissione e in un C'è posta per te, le ha persino ricordato di venire a cena a casa sua la sera successiva (ma si saranno incontrate negli studi televisivi o si conoscevano già?) Lei è vivace e di presenza di spirito, e prende le situazioni in mano senza timore. A differenza, sigh, delle altre intepreti che ogni tanto vengono chiamate quando lei non può o per altre lingue. Anonime (nessuno si ricorda come si chiamano anche se ultimamente sia Costanzo che la De Filippi dicono anche il loro nome – si vede che glielo hanno fatto notare), anche loro brave, traducono correttamente, ma stanno timide in disparte, cercano di mimetizzarsi con la scenografia e si vede benissimo che vorrebbero scavare un buco sul palco per andarci dentro e tradurre da lì. Pallide ed emozionate fino alla fine, niente trucco, né vestiti particolarmente vistosi, passano inosservate da una trasmissione all’altra, neutrali, hanno svolto la loro missione di trasportatrici di parole e basta. Con aria teneramente umana, sembrano non desiderare altro che uscire di lì e andarsene a casa. Poverine, lasciatele andare!! E fate venire quel mostro, quel caterpillar della traduzione della Fernando!!

Ebbene sì, cara la mia Olga, la prossima volta che ti vedo ….. non reggerò il confronto, mi sa che cambierò canale!

postato da: keketi alle ore 17:48 | Permalink | commenti (7)
categoria: