mercoledì, 21 febbraio 2007
Nel lavoro è tutto un obiettivo. A volta perseguire un obiettivo diventa una corsa ansiosa e frenetica. Quando questo accade è bene fermarsi un attimo a riflettere e ricordarsi che la vera sfida non è solo il raggiungimento degli obiettivi, ma vincere sui nostri punti difficili. A volte lo stress emerge quando c'è un forte attaccamento all'obiettivo. Inconsciamente si comincia a collegare la propria felicità alla risoluzione del problema o alla soddisfazione del desiderio. E si manifesta lo STRESS. Per lo "stress da obiettivo", si può dire che non è il fatto in sé di avere degli scopi a generare pesantezza, ma il pensiero di non saperli raggiungere. Dubitiamo di poter ottenere l'obiettivo, di aver posto lo scopo giusto per noi, di riuscire a fare le azioni necessarie al raggiungimento della meta che ci siamo prefissati e così via. E questi pensieri sono direttamente connessi al dubbio su noi stessi. Perché infatti non dovremmo raggiungere i nostri obiettivi? Anche nella mia esperienza è questo il dubbio che qualche volta mi frena e mi fa vacillare. Lo stress può anche derivare da problemi di "tempistica", come quando le cose sembrano immobili da molto tempo, non riusciamo ad ottenere ciò che vogliamo in tempi brevi e ci sembra di non ottenere i nostri obiettivi. Allora, occorre ricordarsi cche, in effetti, la vera battaglia non è solo per il raggiungimento degli obiettivi ma per vincere sui punti morti, sui momenti di inerzia. Io li conosco bene i punti morti ... ogni esperienza personale è stata il frutto di un impegno costante, prolungato nel tempo e volto soprattutto a sconfiggere i miei limiti interiori e il senso di impotenza e di incapacità rispetto alle situazioni. Però ad ogni obiettivo raggiunto, ad ogni montagna scalata mi guardo indietro e penso: "dopotutto, per ottenere questo ho semplicemente vinto su me stessa, il resto è stato facile". In conclusione, l'unico modo per combattere lo stress degli obiettivi e vincere nella vita è chiedersi con sincerità e serietà se si sta progredendo ogni giorno.
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lunedì, 19 febbraio 2007
"Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti".
Con questa frase Charles Darwin ha definito una legge non solo naturale, ma anche sociale.
Ogni giorno la nostra capacità di cambiare viene messa alla prova, nei rapporti di lavoro o in quelli privati e, se ci pensiamo bene, spesso i guai nascono proprio dalla nostra resistenza al cambiamento.
Tutti vorrebbero migliorare la propria vita ed essere più felici, ma quando si pone la fatidica domanda: "Cosa sei disposto a cambiare di te?" iniziano i primi tentennamenti e le prime "resistenze".
Quando le cose non vanno per il verso giusto le persone reagiscono in diversi modi.
- Ci sono quelli che intraprendono una guerra di logoramento senza schiodarsi per anni dalla stessa trincea.
- Ci sono quelli che si comportano come i musicisti del film Titanic che continuano a suonare anche quando la nave cola a picco.
- Ci sono quelli che cambiano in continuazione lavoro, partner, ambiente ma poi, chissà perché, alla fine si trovano a rivivere sempre lo stesso copione, come se fossero predestinati ad incontrare sulla propria strada persone e situazioni sempre sbagliate.
- Infine ci sono coloro che hanno il coraggio di cambiare vita, ma soprattutto atteggiamento.
Uno dei principali motivi per cui il cambiamento spaventa è l'idea che per "cambiare" dobbiamo eliminare completamente ciò che esiste e ripartire da zero. Un po' come se dovessimo ammettere di aver sbagliato tutto, di aver fallito, di aver buttato via una marea di tempo e di energie. Ovviamente, se dentro di noi vediamo il cambiamento in tal modo, sarà molto difficile accoglierlo positivamente.
Ma fortunatamente cambiare non significa questo! Non dobbiamo azzerarci per poi ricostruirci.
Possiamo buttare via un abito vecchio e sostituirlo con uno nuovo, ma non potremo mai fare lo stesso con noi stessi, con i nostri pensieri o i nostri modi di fare.
Al contrario possiamo partire da dove siamo per espanderci, evolverci, progredire.
È nella natura umana tendere all'evoluzione, alla crescita allo sviluppo. Pensa a come ti senti quando impari qualcosa che prima non conoscevi, anche solo una piccola abilità o una semplice informazione: quando ti senti di essere migliorato, quando sviluppi le tue capacità.
Se la parola cambiamento diventa sinonimo di progresso, evoluzione, miglioramento, crescita allora non può più fare paura e non può che essere stimolante.
Ed ora che abbiamo operato questa "ristrutturazione", quale cambiamento potrebbe permetterti di essere ancora più felice?
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categoria:italiano, lingue, romance, traduttore traduzione interprete
venerdì, 16 febbraio 2007
E' singolare come le tipologie umane delle persone che fanno lo stesso mestiere si assomiglino e, per quanto riguarda i traduttori, anche per la lingua che traducono. Un personaggio che mi è particolarmente affascinante è il traduttore di francese. Vorrei tracciarne un identikit: In genere è di madrelingua francese e ha scelto di venire in Italia non si sa perché. O meglio lui lo sa ma non lo vuole rivelare. Si stanzia preferibilmente in qualche città del nord Italia, forse perché anche lui viene dal nord della Francia. Si iscrive ad una facoltà italiana piuttosto lunga e difficile tipo Medicina, ma il sistema scolastico è troppo diverso e non riesce a combinare niente. L'Italiano l'ha imparato sul campo e inizia a lavorare come traduttore più per necessità che per passione, a differenza della maggioranza dei traduttori che ci tiene a sottolineare che lo fa per missione. Da bravo francese invevce, ci tiene a fare capire che le materie importanti sono quelle scientifiche e non quelle letterarie, comprese le lingue straniere. Lentamente questo diventa il suo lavoro permanente, ma non lo ama anche se lo fa con puntigliosa diligenza ed estrema intransigenza. Si incollerisce spesso e continua a inveire sul sistema italiano che non funziona, mentre quello francese sì. In realtà alle spalle lascia una famiglia d'origine piuttosto problematica, un padre eccessivamente sopra le righe e una madre sottomessa. Non si trova bene in Italia, ma non vuole tornare in Francia perché sarebbe come una sconfitta. Ha viaggiato parecchio, ma viaggi avventurosi e non comodi in hotel. In tenda, a piedi, da solo, parlando con chi incontrava, facendo amicizie sulla strada, autostop, in paesi lontani, orientali, mischiandosi con il popolo del paese. E ne parla sempre. Di relazioni sentimentali non ne ha avute molte. E come potrebbe? E' perso dietro se stesso, a badarsi, a curarsi. Comunque quelle più significative con italiane, ma purtroppo anche molto distruttive. E' quindi molto diffidente e spesso solitario, immerso nel suo mondo informatico e di vivace immaginazione. Dotato di una voce calda e suadente, con quelle sonorità tipicamente francesi che rendono sublime una frase anche se il suo significato non lo è, non fa solo il traduttore, ma lo speaker, doppiatore, un po' attore. Forse a tratti non sa più neanche lui chi è, cosa fa. Ma io lo so. Lo conosco. L'ho conosciuto. Spero di conoscerlo ancora. Grazie per esistere e continua ad esserci caro traduttore di francese!
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giovedì, 01 febbraio 2007

"Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,

chi non cambia la marcia,

chi non rischia e cambia colore dei vestiti,

chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,

chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle

"i" piuttosto che un insieme di emozioni,

proprio quelle che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,

quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore

e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è

infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l'incertezza, per

inseguire un sogno,

chi non si permette almeno una volta nella vita di

fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia e chi non legge,

chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se

stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,

chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a

lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia

incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di

iniziarlo,chi non fa domande sugli argomenti che non

conosce,chi non risponde quando gli chiedono qualcosa

che

conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,

ricordando sempre che essere vivo richiede uno

sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di

respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al

raggiungimento di una splendida

felicità."

di

Pablo Neruda
postato da: keketi alle ore 15:43 | Permalink | commenti (23)
categoria:italiano, lingue, romance, traduttore traduzione interprete