sabato, 03 novembre 2007
All'approssimarsi del 31 ottobre, sempre di più in questi ultimi anni, si avverte il crescere di una strana febbre, che coinvolge bambini ed adulti, locali pubblici ed esercizi commerciali: Halloween.
Anche il nostro territorio è, purtroppo, sempre più contagiato da questa febbre, che colpisce soprattutto le generazioni più giovani: ormai tutti i ragazzi conoscono Halloween, mentre sempre meno sono in grado di dire cosa si commemora il 2 novembre. Per questo motivo riporto la trascrizione di un articolo pubblicato da "Il foglio" due anni fa, in cui ben si evidenzia che Halloween non è solo un'abile trovata commerciale, ma anche una ricorrenza che mina le nostre tradizioni culturali e spirituali.
SALVIAMO LE NOSTRE RADICl, BOICOTTIAMO HALLOWEEN
*** Ho un invito, anzi una raccomandazione urgente da fare a tutti: specialmente alle famiglie, agli insegnanti, agli animatori sociali, agli esercenti. Boicottate Halloween. Fatelo subito, adesso: e organizzatevi in modo che questa vergogna sia spazzata dalle nostre abitudini. Prima che qualcuno possa dire che si tratta di una «tradizione». Oggi si parla molto d'identità: e c'e chi ritiene che la propria identità si tuteli combattendo quelle altrui. Ad esempio, l'apertura di una nuova moschea potrebbe mettere in pregiudizio le chiese cattoliche. Non si vede proprio perché: chi sa che cos'è una chiesa ed è abituato a frequantarla guarderà con tutto il dovuto rispetto a qualunque luogo di culto non-cattolico, ma non proverà alcuna attrazione religiosa verso di esso. Le tradizioni vengono minacciate solo dal loro intemo: vale a dire dalla loro mancanza di forza interiore. E dalla confusione. Ecco perché bisogna capire che l'indecorosa mascherata di diavoli, fantasmi, streghe, vampiri e zoombies che da qualche anno popola l'inizio di novembre un po' in tutto il cosiddetto «Occidente», e non solo, non è soltanto un piccolo Carnevale di cattivo gusto. E' un vero e proprio attentato alla nostra identità profonda, al senso di solidarietà tra noi e quanti ci hanno preceduto in questa vita, alle nostre tradizioni. Halloween è un ritorno ateizzato e in prospettiva demonizzato a consuetudini pagane che il cristianesimo aveva non solo vinto, ma anche già accolto per quel che esse avevano di positivo. Halloween è un aspetto in apparenza ridicolo, in realtà tragico, dell'apostasia anticattolica dei giomi nostri. Impariamo a decodificarlo per capire quanto sia necessario combatterlo. Le feste dedicate ai defunti e agli antenati, quindi alla fecondità garantita da chi ha già affrontato il ciclo naturale della morte e della rinascita, sono comuni a molti sistemi etnoreligiosi. E, nelle «feste dei morti». E' abbastanza comune che essi rechino anche dei doni ai vivi: il morto appartiene all'immaginario dell'eterno ciclo naturale del nascere e dello spengersi, del letargo e del rifiorire della natura. Nella nostra Europa, le culture celtiche usavano distinguere l'anno in tre grandi stagioni di quattro mesi lunari ciascuna: all'inizio di una di esse, quella autunno-invernale, c'era la festa del Samain, dedicata ai morti e principalmente agli antenati. Tale festa pagana si era mantenuta nelle aree di più profonda tradizione celtica (la Francia e in particolare la Bretagna, la Galizia, l'lrlanda, la Scozia, il Galles) e tracce di essa, caratterizzata da certe usanze sacrificali, erano ancora evidenti nell'XI secolo. Spettó ai benedettini dell'abbazia di Cluny in Borgogna avviare un'iniziativa - fondata sul principio dell'acculturazione, cioè dell'accoglimento formale di una tradizione e della metabolizzazione del suo significato - in folla della quale l'antica festa celtica degli antenati divenne il giomo memoriale dei Santi e quindi dei Morti, con tutto il corredo di preghiere e di suffragi. Ma nei paesi nei quali, durante il Cinquecento, trionfó la Riforma, la ricorrenza dei Santi e dei Morti fu naturalmente abolita. Col risultato che la sua celebrazione tornó, nelle aree rurali del veccbio mondo celtico, a un folkore dell' Aldilà privo di sacralizzazione ed esposto quindi ai rischi di cadere nella superstizione e nella stregoneria.
Gli inglesi e gli scozzesi emigrati nel Nuovo mondo ve la radicarono fra Otto e Novecento. Poi, al contrario con la degenerazione romantico-macabra del gusto e della letteratura, la «festa dei Morti» di ancestrale tradizione celtica, perduta la sua giustificazione cristiana, si trasformó in una specie di celebrazione del convegno dei defunti con streghe e demoni (dimenticando tra l'altro che "Halloween" in inglese vuol dire "vigilia di Ognissanti"). Questo gusto, questa specie di pseudotradizione pagano-ateistico-satanista, dall' America è tornata a invadere l'Europa, sotto l'alibi dell'ingenua usanza dei giochi e degli scherzi infantili: una specie di Epifania e di Carnevale entrambi fuori stagione. Non è così. E' un'usanza che cancella le care tradizioni di memoria e di raccoglimento attorno al ricordo dei nostri cari che non sono più di questo mondo e mina alle radici il principio cristiano della comunione dei Santi, vale a dire del rapporto e della solidarietà di tutti i fedeli in grazia di Dio, viventi o defunti che siano. Quello della festività di Ognissanti e della celebrazione dei defunti è un territorio spirituale da riconquistare e da difendere contro l'inquinamento di una pseudotradizione consumistica. Educatori e famiglie debbono mobilitarsi contro questa diseducazione del buon gusto, contro questa profanazione del mistero della morte e della vita dopo la morte, che davvero rischia di tagliare le nostre radici profonde. Franco Cardini (da "Il Foglio")
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lunedì, 19 febbraio 2007
"Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti".
Con questa frase Charles Darwin ha definito una legge non solo naturale, ma anche sociale.
Ogni giorno la nostra capacità di cambiare viene messa alla prova, nei rapporti di lavoro o in quelli privati e, se ci pensiamo bene, spesso i guai nascono proprio dalla nostra resistenza al cambiamento.
Tutti vorrebbero migliorare la propria vita ed essere più felici, ma quando si pone la fatidica domanda: "Cosa sei disposto a cambiare di te?" iniziano i primi tentennamenti e le prime "resistenze".
Quando le cose non vanno per il verso giusto le persone reagiscono in diversi modi.
- Ci sono quelli che intraprendono una guerra di logoramento senza schiodarsi per anni dalla stessa trincea.
- Ci sono quelli che si comportano come i musicisti del film Titanic che continuano a suonare anche quando la nave cola a picco.
- Ci sono quelli che cambiano in continuazione lavoro, partner, ambiente ma poi, chissà perché, alla fine si trovano a rivivere sempre lo stesso copione, come se fossero predestinati ad incontrare sulla propria strada persone e situazioni sempre sbagliate.
- Infine ci sono coloro che hanno il coraggio di cambiare vita, ma soprattutto atteggiamento.
Uno dei principali motivi per cui il cambiamento spaventa è l'idea che per "cambiare" dobbiamo eliminare completamente ciò che esiste e ripartire da zero. Un po' come se dovessimo ammettere di aver sbagliato tutto, di aver fallito, di aver buttato via una marea di tempo e di energie. Ovviamente, se dentro di noi vediamo il cambiamento in tal modo, sarà molto difficile accoglierlo positivamente.
Ma fortunatamente cambiare non significa questo! Non dobbiamo azzerarci per poi ricostruirci.
Possiamo buttare via un abito vecchio e sostituirlo con uno nuovo, ma non potremo mai fare lo stesso con noi stessi, con i nostri pensieri o i nostri modi di fare.
Al contrario possiamo partire da dove siamo per espanderci, evolverci, progredire.
È nella natura umana tendere all'evoluzione, alla crescita allo sviluppo. Pensa a come ti senti quando impari qualcosa che prima non conoscevi, anche solo una piccola abilità o una semplice informazione: quando ti senti di essere migliorato, quando sviluppi le tue capacità.
Se la parola cambiamento diventa sinonimo di progresso, evoluzione, miglioramento, crescita allora non può più fare paura e non può che essere stimolante.
Ed ora che abbiamo operato questa "ristrutturazione", quale cambiamento potrebbe permetterti di essere ancora più felice?
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giovedì, 01 febbraio 2007

"Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,

chi non cambia la marcia,

chi non rischia e cambia colore dei vestiti,

chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,

chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle

"i" piuttosto che un insieme di emozioni,

proprio quelle che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,

quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore

e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è

infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l'incertezza, per

inseguire un sogno,

chi non si permette almeno una volta nella vita di

fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia e chi non legge,

chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se

stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,

chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a

lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia

incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di

iniziarlo,chi non fa domande sugli argomenti che non

conosce,chi non risponde quando gli chiedono qualcosa

che

conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,

ricordando sempre che essere vivo richiede uno

sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di

respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al

raggiungimento di una splendida

felicità."

di

Pablo Neruda
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lunedì, 29 gennaio 2007
C'è una cosa che mi ha sempre incuriosito frequentando l'ambiente dei linguisti: il vedere quante donne abbiano scelto un compagno straniero. Certo, crescendo il numero degli immigrati è normale che salga quello delle coppie miste. Ma basta la statistica per spiegare un'attrazione fatale? In particolare ho notato che molte ragazze che cercano un compagno, guardano a sud. L'Istat parla di un Paese sempre più ibrido: le coppie italo/straniere sono circa 200,000, di cui 47,500 composte da donne Made in Italy e uomini di paesi lontani. E queste sono solo le cifre ufficiali che contano le coppie "istituzionali", sposate o di fatto, lasciando fuori tutte quelle che si formano o disfano continuamente, nei locali di salsa, nelle discoteche di musica afro, in vacanza. In Paesi come la Francia o la Gran Bretagna non è certo una novità. Da noi sì. Innamorarsi può capitare a tutte, però sembra che per molte cercare l'amore "altrove" risponda ad una scelta precisa. Sarà forse il fascino indiscreto di una cultura diversa che attrae. Guardando altrove si pensa forse di trovare un'esistenza alternativa alla nostra. Spesso infatti è proprio perché si subisce il fascino di una certa cultura che si inizia a frequentare una comunità di stranieri. Spesso sento dire "Quel posto ha delle vibrazioni che mi risuonano dentro". Confesso che anch'io ne sono stata vittima e spesso mi sono ritrovata attratta dal contesto culturale di una persona che dalla persona stessa. Probabilmente lo stesso tipo di persona non mi avrebbe ammaliata se fosse stata italiana. E perché il maschio italiano sta perdendo colpi? Gli esperti non fanno fatica a spiegare il fenomeno: "Con il suo individualismo e la sua competitività, la nostra società ci sta divorando, non ci dà più ragioni di vita che vadano oltre il lavoro e il guadagno. Al contrario, quelle tradizionali si basano sull'accettazione: lì esistono ancora dei valori. E il denaro, pur importante, non decide ciò che una persona è". No, no evidentemente dietro questra "attrazione fatale" c'è dell'altro: E infatti ... "la rivoluzione sessuale ha reso gli uomini occidentali più deboli e femminili, mentre le donne cercano altro, persone che badino più alla sostanza che al look e siano capaci di istaurare rapporti reali non sofisticati.
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giovedì, 18 gennaio 2007
Casuale incontro con un bellissimo sito dove la lingua italiana trova il suo splendore. Il testo tradotto non ha bisogno di commenti. Consiglio di leggerlo lontano dai pasti!! (http://ezpuppytraining.com/it/prepare/puppy-supplies): Giocattoli ed ossequi del cane Una varietà di giocattoli che non romperanno il give diverso il vostro puppy un'alternativa sicuro a masticare sui vestiti, pattini e qualunque possono situarsi intorno. In una casa con i capretti, ci è qualcosa che pone intorno voi non potrebbe desiderare sempre il puppy masticare in su, compreso il lavoro malfamato. Dare al vostro pup i suoi propri giocattoli è che cosa desiderate fare. Provare i giocattoli farciti, le ossa di nylon carne-profumate, una sfera di tennis, gli anelli del gioco o persino Kongs che possono essere farciti con kibble ed essere trasformati una sfida per il puppy e mantenerli occupata. Il nostro addestramento del puppy non sarebbe completo senza alcuni ossequi usare. Alcuni addestratori giurano da fegato liofilizzato. Altri hanno altre preferenze. Trovare che cosa funziona il più bene per voi ed il vostro puppy quando state addestrando. Attrezzi governare Le spazzole ed i tagliatori del chiodo sono attrezzi importanti governare. Potete avere bisogno di di discutere i diversi requisiti governare della razza con il selezionatore essere sicuri che ottenete l'apparecchiatura di destra. Alcuni principi fondamentali sono una spazzola del brunitoio del legare, un rastrello del undercoat, un pettine e un certo pulitore dell'orecchio. Altri rifornimenti del cane E parlare degli incidenti potenziali all'interno della sede, potete desiderare aggiungere un certo tipo di pulitori di incidente del puppy. I pulitori normali della famiglia non elimineranno l'intero odore. Che l'odore restante dirà al puppy qui è un punto al potty. Controllare il vostro deposito del rifornimento dell'animale domestico per vedere se c'è il pulitore perfetto per il lavoro.
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domenica, 31 dicembre 2006
Eh sì, è arrivato l'ultimo giorno dell'anno, un giorno di bilanci, non come tutti gli altri. Avete fatto i conti dei vostri guadagni? Quanto pensate di guadagnare il prossimo anno? Avete pagato tutte le tasse? Sapete già quanto pagherete con la prossima dichiarazione per i redditi di quest'anno? Queste e altre domande vi affollano la mente? Spero tanto per voi di no. Anche se so che tanti traduttori sono ancora davanti alle loro postazioni a tradurre e ne sono molto soddisfatti! Contenti loro .... peccato che, ogni capodanno è un anno della nostra vita che passa e se ne va. Allora suvvia, coraggio, andate a festeggiare! A quel termine ci penserete domani (che sarebbe pure festa!). Tanti auguri di un prospero anno nuovo di meragliosi guadagni!!! Keketi
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mercoledì, 06 dicembre 2006
Traduttore, Traditore. Eh sì l'adorato adagio, ripetuto a profusione, nasconde una verità filosofica nascosta? Esiste infatti una teoria del tradimento e del dono che dimostrerebbe che questi due concetti non sono opposti e che possono sostenere un'etica traduttiva che sottolinea i poteri e i limiti del linguaggio, molto vicini a quelli dell'amore ... eh siamo vicino a Natale!
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domenica, 19 novembre 2006
Se ad una traduttrice capitasse di trovare il genio della lampada e di poter esprimere un desiderio... Una traduttrice, passeggiando in un bosco, improvvisamente inciampa in qualcosa che, ad una più attenta analisi, si rivela essere un'antica lampada ad olio. Come lei inizia a strofinarla, immediatamente appare il Genio: "Posso avere i miei tre desideri?", chiede lei. "No" risponde il Genio. "A causa dei cattivi tempi, della recessione, della globalizzazione, dell'inflazione, etc., oggi come oggi posso esaudire un solo desiderio, dunque, cosa vorresti?". Lei prende una cartina geografica e dice: "In tal caso vorrei la pace in Medio Oriente. Vedi la cartina? Vorrei che questi Paesi la smettessero di farsi la guerra!" Il Genio butta un occhio alla cartina e sbotta: "Accidenti, questi Paesi sono in guerra da tempi remoti! Non credo di poterci fare niente, sono potente, ma non così tanto. Devi chiedermi altro!". La traduttrice ripensa un pò su e dice: "Non sono mai riuscita a trovare l'uomo giusto: sensibile ed affettuoso, capace di rispettarmi come persona e come professionista, che sappia farsi carico della metà dei lavori domestici, che sia un bravo amante e non passi tutto il tempo a guardare la TV o a leggere, che sia sensibile, che sappia almeno una lingua straniera e che sia ricco!" Il Genio rimane zitto e poi sospirando dice: "Fammi rivedere un pò quella cazzo di cartina...."
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venerdì, 27 ottobre 2006
Un dispositivo "Torre di Babele" che dà l'illusione di essere bilingue, è in via di sviluppo in un laboratorio americano.
E' sufficiente che gli utilizzatori pronuncino silenziosamente una parola nella propria lingua per sentirla tradotta in un'altra.

Bye, Bye Olga .... ci mancherai!!!

Per chi vuole saperne di più: (articolo in inglese) news.bbc.co.uk/2/hi/health/6083994.stm
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mercoledì, 25 ottobre 2006

Chi non conosce molto questo lavoro, di solito pensa che essere indipendente significhi avere maggiore libertà d’azione rispetto a quella che può avere un lavoratore dipendente. Spesso si pensa che possiamo lavorare 'quando' e 'se' decidiamo di farlo.

Innanzitutto, molta gente non ha ancora un’idea chiara di chi è veramente un traduttore libero-professionista e di ciò che fa; ormai metto su un disco anzi un iPod, tutte le volte la stessa storia mi tocca ripetere: “Traduttrice ... che lavoro è?” “Ah, e cosa fa un traduttore...?” “Come puoi lavorare da casa tua, da sola, senza un capo?" Molti si immaginano il tuo lavoro, come se tu stessi comodamente disteso su un divano, di fronte al caminetto e fra una tazza di caffè e l’altra, scrivi delle traduzioni! Un tempo mi demoralizzavo quando mi ponevano domande come questa, ma ora o li mando a quel paese in diretta, oppure pazientemente ripeto a pappardella lo stesso bla-bla.

Perché il fattore tempo è fondamentale per un traduttore indipendente?

Il tipo di difficoltà dipende molto, quando si inizia come professionisti, dalla propria esperienza e da quanto aiuto esterno si ha. Però questa è un’altra storia. Supponiamo che la nostra professione sia già avviata e concentriamoci sul TEMPO, il che ci porta ad un’altra parola fondamentale: ORGANIZZAZIONE.

Questa parolina magica merita un'attenzione tutta particolare perché altrimenti, vi posso assicurare, per esperienza personale, che il lavoro del traduttore indipendente si trasforma in … un carcere! Lavorare come indipendente non significa in nessun modo che non si debbano rispettare orari o programmi di lavoro. Al contrario, proprio perché è diverso da un lavoro tradizionale, bisogna organizzare meglio la propria giornata e la vita personale. Altrimenti, il primo rischio che si corre è di dire addio alla nostra vita personale, agli amici, alle serate in compagnia, nonché a fidanzati o mariti che siano.

Infatti spesso il traduttore indipendente all’inizio della sua professione tende a pensare che la cosa più importante sia "lavorare, lavorare e sempre lavorare". Certo, questo non è solo un lavoro per noi, ma anche una passione, molti di noi non lavorano bene ad orari fissi, non amano dipendere da capi, capetti e sotto-capi per fare il proprio lavoro, andare in un ufficio tutte le mattine, ecc., PERÒ bisogna anche stabilire dei limiti alla cosiddetta libertà, quindi cominciamo a fissare una specie di orario per aprire e chiudere la nostra attività.

Lo so quanto è difficile spegnere il computer alle 18:00 quando abbiamo quasi finito un lavoro (ci mancano solo 2 pagine alla fine!), però bisogna rispettare le regole, forza su … molla quel mouse, spegni quel pulsante e via …. Più veloce della luce!

 

postato da: keketi alle ore 17:14 | Permalink | commenti (1)
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